
.. come mai l'avete vista. La guida fotografica della Tarquinia Etrusca e delle tombe dipinte
"Questo poggio qui davanti sono tombe! Tutte tombe. La città dei morti" D.H. Lawrence - Paesi Etruschi
L'Ara della Regina
Prendendo la SP43 in direzione di Monte Romano dopo circa 7 km da Tarquinia si trova, sulla curva dell'acquedotto Romano, il bivio per la Civita di Tarquinia.
Si fanno un paio di km di strada sterrata (ma in ottimo stato) e si arriva al parcheggio da cui si prosegue a piedi verso il Pian della Regina.
Un cartello ben in vista avverte che l'area è tutelata da vincolo archeologico ai sensi della Legge 1089/1939 ed proibito è, in tutta l'area della Civita di Tarquinia, l'uso di metal detector (art. 67 L.1089/1939).
Non è uno scherzo i trasgressori saranno puniti ai sensi dell'624 C.P.!
Si prende il sentiero in uscita dal parcheggio per qualche centinaio di metri fino a che sulla sinistra poco prima dell'azienda agricola, si trove un cartello che indica l'Ara della Regina.
Premettiamo che l'accesso all'area è vietato per problemi di caduta dall'alto.
Chi scavalca (anzi passa sotto la rete) lo fa a suo rischio e pericolo.
Qui si ergono infine le imponenti rovine dell'Ara della Regina, il più grande tempio etrusco fino ad oggi conosciuto.
I resti oggi visibili sono attribuibili ad una ricostruzione del monumento della prima metà del IV secolo a.C., ma sul posto esisteva sin dalla prima metà del VI secolo un importante santuario.
Poco si sa sul Credo etrusco e sul nome dei loro Dei e pertanto si ignora a quale divinità fosse dedicata l'Ara della Regina.
C'è chi lo dedica ad Artumes, l'omologa etrusca di Artemis - Diana, ma è solo un'ipotesi che difficilmente sarà possibile provare.
In età romana fu collocato presso l'angolo Nord-Est un grande bacino circolare di fontana.
Dall'Ara della Regina il panorama è veramente interessante.
Davanti si vede tutta la necropoli di Monterozzi e la verde valle del San Savino.
A sinistra c'è l'acquedotto Romano, mentre a destra c'è la collina dove è sepota l'antica Tarchuna che la valle del San Savino separa dalla nuova Tarquinia.